Immaginiamo che in una ricca quadreria si comincino ad asportare dipinti dei secoli scorsi, ricollocandoli al loro posto dopo averli raschiati e dipinti in forma moderna; queste operazioni sarebbero giudicate sacrileghe sia per la distruzione di opere antiche e pregevoli, sia per l’anacronistica, antiestetica mescolanza.
Nei riguardi estetici, il caso è analogo a quello delle nostre città, ove si distruggono pregevoli edifici dei secoli scorsi, per erigerne, sullo stesso terreno altri di forma moderna, tecnicamente aggiornati bensì, ma il più delle volte di forma deteriore.
Uccidere una persona è un delitto; abbattere un albero è un’operazione economica. Ma se l’albero, il giardino, il parco hanno valore estetico, la distruzione dovrebbe pure considerarsi un delitto, contro il Paese. Ugualmente, gli edifici, economicamente considerati, hanno una scadenza, che ne consiglia la sostituzione; ma se possiedono un valore artistico, la distruzione è condannata dagli esteti.
Perciò, in una società civile, si dovrebbe ottenere senza contrasto che agli edifici e alle piante dotati di un’intrinseca bellezza e di una fusione estetica ambientale, venisse assicurata la conservazione, anche quando avessero superato la scadenza economica. In altre parole, accorciare a scopo di lucro la vita di un edificio monumentale…dovrebbe essere considerato delittuoso come sopprimere una persona anziana, solo perché non è più in grado di produrre quanto produceva da giovane [...]
Convinti di questa necessità e superando la naturale riluttanza di chi è in tante altre faccende affaccendato, ci siamo risolti a difendere, anche con la penna, le nostre città e le nostre campagne. [...] Potevamo forse assistere passivamente al guasto di tante cose belle, a noi particolarmente care, senza dare un aiuto ai difensori?
In questa impresa, non sempre ci ha arriso la fortuna; ma possiamo affermare, con qualche soddisfazione, di non aver predicato al deserto.
Alfredo Barbacci
Bologna, luglio 1961
da Alfredo Barbacci, Il guasto della città antica e del paesaggio, Firenze, Le Monnier, 1962
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