Re: “Tutto ciò che ha valore non verrà demolito”……MOVICENTRO: UN’EVIDENTE MANCANZA
Egregio direttore,
desidero replicare alla lettera dal titolo “Movicentro: tutto ciò che ha valore non verrà demolito”, pubblicata sullo scorso numero di questo giornale. L’Assessore ai Lavori Pubblici assicura da una parte la conservazione degli arredi storici in ferro [lampione e fontana], ma getta dall’altra fosche nubi sull’avvenire della fontana monumentale in pietra, considerata non sufficientemente valida dal punto di vista storico-artistico e inoltre individuata come elemento di disturbo per un progetto che, nel caso del recupero di questa, risulterebbe addirittura stravolto.
E’ altamente diffuso nel mondo architettonico il principio secondo il quale un buon progetto non è mai stravolto dal mantenimento dell’esistente, poiché di esso tiene conto fin dall’origine: per questo ritengo che l’idea del Movicentro soffra di un’evidente mancanza. In fondo, se si recuperano gli stalli e la pavimentazione del Foro Boario, lo si fa giustamente per non sprecare materiale utile: ciò che si propone in questo caso non è però un semplice recupero di materia, bensì la valorizzazione di un oggetto fortemente radicato in quella che l’Assessore chiama con esattezza “identità del luogo”.
Infatti, le fontane dei giardini pubblici, oltre a rappresentare validi elementi d’arredo urbano, sono state nell’Europa tra fine Ottocento e primo Novecento occasione per uno sfoggio di innovazione, ricchezza ed igiene: non a caso queste si trovano sempre in primo piano nelle cartoline d’epoca raffiguranti la stazione ferroviaria, in quanto luogo emblematico della modernità che ancora oggi si manifesta in modo evidente [nel caso del Movicentro appariranno ad esempio scintillanti facciate di vetro].
In conclusione, credo sia doveroso dare la possibilità alle architetture di diventare storiche: se queste sono gradevoli, il tempo si poserà su di loro con grazia e fascino. E se gli amministratori avranno avuto la sensibilità di valorizzarle, essi assicureranno agli scenari urbani un’armoniosa convivenza fra le loro opere e quelle realizzate dagli avi. Per questi motivi suggerisco fortemente all’Assessore di adoperarsi per rimediare a questo difetto in tempo: salvi la fontana e restituirà alla città un’area non solo rinnovata e riqualificata, ma anche rispettosa dell’identità storica del luogo in tutte le sue diverse componenti.
Cordiali saluti,
G Ch
da «La Fedeltà», 11 Ottobre 2006, p. 40

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